From Italian Interview:

Cantieri Navaltecnica di Anzio, la CANAV

…raccontata dal Sig. Greco ex direttore tecnico della Navaltecnica di Anzio dal 1961 al 1971 ed attualmente titolare della Soc. CANAV, (Porto di Genova, Molo Giano 16100 Genova P.O. Box 919 – Tel fax +39 010 24 61 033 (email:canavgenova@tin.it) Centro Architettura Navale Industrial Ship Model, specializzata in modelli di cantiere (vedere intervista a Roberto Greco uscita su Nautica 517 maggio 2005 – intitolata Canav: Modelli dal 1982 alla quale si può accedere dal sito www.nautica.it cercare: 517 CANAV) Il fondatore del Cantiere Navaltecnica di Anzio è stato il Com. Attilio Petroni con il quale ho avuto una profonda amicizia ed un raro rispetto per la signorilità e la passione con cui ha dedicato la sua vita a questo cantiere. La collaborazione con il Comandate nacque verso la fine degli anni 50 durante la realizzazione delle navi per il film Cleopatra. In quel periodo il cantiere con tre scali di alaggio si dedicava eclusivamente alla manutenzione degli oltre 100 pescherecci facenti base ad Anzio e alla costruzione di qualche scafo ammiraglio per la Marina Militare. Curò anche l’alaggio a terra degli scambiatori di calore destinati alla centrale nucleare di Latina, trasportati via mare per la loro mole che ne impediva il trasporto via terra. Foto: l’ Avv. Balestrieri ed il Com. Patroni sulla Speranzella – Sonny Levi sul Settimo Velo immagine dal sito albaco.net per gentile autorizzazione di Alex Balestrieri Gli scali ed i lavori erano allora affidati ad un bravissimo maestro Viareggino Nello Bini con una lunga ed eccezionale esperienza, essendosi formato nelle officine Savoia-Marchetti dove si costruivano a Fiumicino idrovolanti in legno per la Regia Aeronautica. In quel periodo il Comandante Petroni ed un suo amico, il padre di “Sonny” Levi proprietario di un cantiere navale per la costruzione di vedette per la marina Inglese a Karachi, svilupparono il progetto delle imbarcazioni veloci. Il sistema del lamellare incrociato risale ai Clipper inglesi ed americani e nella seconda guerra mondiale, centinaia di motovedette anche di notevoli dimensioni furono costruite con questo sistema su forma e rivettaggio. Con la nascita della resina, Sonny Levi ebbe l’idea di utilizzare il sistema lamellare con incollagio anziché rivettaggio.   Immagine dal sito albaco.net per gentile autorizzazione di Alex Balestrieri Immagine dal scansioni del premio “Mercurio d’0ro 1965” messe gentilmente a disposizione da Martin Levi

Il primo scafo “A’ Speranziella” nacque dalle nostre mani con una entusiastica collaborazione tra me, Sonny Levi e Nello Bini. Sonny aveva disegnato le forme della carena, Nello Bini applicò la sua esperienza di incollaggi nelle costruzioni aeronautiche, io curavo tutta la progettazione – costruzione – allestimento motori. Fu il primo esperimento del genere in Italia e forse il primo nel mondo. Le linee indovinatissime e la robustezza dello scafo ci permisero di vincere la più importante gara per motoscafi, la Cowes -Torquay, di cui curai tutto il programma di gara. ll successo meravigliò tutti e fu strepitoso. A’ Speranziella “Prima classificata alla Cowes-Torquay 1963 pilota Renato Levi. Da scansioni del premio Mercurio d’Oro 1965 messe gentilmente a disposizione di Martin Levi Seguì un “Supersperanza”, una superba carena utilizzata per oltre 40 anni dalle motovedette delle Capitanerie di Porto. Motovedetta Guardia Costiera CP 238 attualmente in servizio (ottobre 2006) immagine dal sito http://www.guardiacostiera.it (mezzi navali) Di seguito vennero lo “Speranza” ed il “Settimo Velo”. Motovedetta tipo “Speranza” motorizzata 2 x 370 HP cadauno Cummins diesel, costruita per il Comando Generale della Guardia di Finanza durante le prove di collaudo svolte nel mare di Anzio e pilotata dal direttore tecnico dello stabilimento Signor R. Greco Motovedetta V1143 costruita per la Guardia di Finanza ed utilizzata in diversi esemplari durante gli anni 60′ – 70′  per contrastare il forte contrabbando delle “bionde”. La fama del cantiere invogliò l’avvocato Vincenzo Balestrieri, appassionato di offshore, ad entrare come socio. Questa new-entry diede ulteriore impulso alla produttività del cantiere, portandone la fama tra i primi al mondo. L’ Avv. Vincenzo Balestrieri – foto dal sito http://www.albaco.net per gentile autorizzazione del figlio Alex Balestrieri Sotto la mia autonoma ed entusiasta direzione tecnica, con 275 dipendenti, anch’ essi di eccezionali capacità e raro entusiasmo, moltiplicammo commesse e successi, stracciando la concorrenza e suscitando l’invidia e l’avidità di molti. CANAV – Linea di Produzione del “Settimo Velo” foto dal premio “Mercurio d’Oro 1965” messe gentilmente a disposizione dal Sig. Martin Levi, figlio dell’ing. Renato “Sonny” Levi   CANAV: due degli uomini chiave del successo avuto nel mondo della cantieristica da diporto e militare della fu “Navaltecnica di Anzio”-sopra: Motorista Capo Filiberto Vaudi. Sotto: Capo Officina Guido Lanzi Foto tratte dal sito http://www.albaco.net per gentile autorizzazione del sig. Alex Balestrieri figlio dell’avv. Vincenzo Balestrieri foto:Guido Lanzi Capo officina Canav di Anzio Entrò come nuovo socio Carlo Rodriquez, mentre tragiche disavventure familiari travolsero l’avv. Balestrieri, questi due episodi segnarono inesorabilmente l’inizio della fine del cantiere. Sonny Levi, essendo in disaccordo con Rodriquez, uscì dalla società e con la collaborazione di altri cantieri nacquero alcuni nuovi modelli di imbarcazioni tra cui il Drago dell’Italcraft. Subito dopo uscì dalla società anche  l’avv. Balestrieri, seguito anche dal Com. Petroni, lasciando Rodriquez da solo, come azionista più grande, a dirigere l’azienda che fu così trasferita a Messina con tutta la sua produzione, compensando così la crisi del suo cantiere che aveva perso il monopolio internazionale della produzione di aliscafi. Lottai perchè la Navaltecnica di Anzio non venisse dismessa e la sigla CANAV da me coniata come emblema delle imbarcazioni da noi prodotte non andasse perduta, ma pure io fui costretto ad arrendermi nonostante le insistenze dell’ing Rodriquez ed il cantiere fu abbandonato a se stesso. Le imbarcazioni prodotte dalla Navaltecnica Furono: “Supersperanza 48”, “Speranza 38”, “Speranzella 32”, “Settimo Velo 28”. “Settimo Velo 28” e sotto “Speranzella 32” impegnate in virate spettacolari. Due indimenticabili levrieri del mare, frutto prezioso di un connubio vincente tra l’ ing. Renato Sonny Levi, suo padre, il Com. Attilio Petroni, l’avv. Vincenzo Balestrieri come imprenditori e come collaboratori tecnici: l’esperto in incollaggi aeronautici, maestro viareggino Nello Bini, il direttore tecnico responsabile del cantiere signor Roberto Greco, il capo officina Guido Lanzi, il motorista capo: Filiberto Vaudi e tutte le altre maestranze tecniche e di concetto dell’ eccezionale cantiere Navaltecnica di Anzio. (commento aggiunto a queste due foto di Giacomo Vitale) Immagini tratte da scanzioni del Premio Mercurio d’Oro 1965 messe a disposizione gentilmente dal Sig. Martin Levi figlio dell’ing. Renato Levi “Speranzella 32” impegnata in una virata Il cantiere di Messina sfruttò solo il Supersperanza, richiestissimo dalle Marine Militari, ma perdendo gradatamente la qualità e la tecnologia che avevamo profuso in Anzio, fu definitivamente tolto dalla produzione. “Dopo aver diretto per molti anni altri prestigiosi cantieri navali italiani, le imbarcaziononi della Navaltecnica da me costruite, collaudate e trasferite in tutto il Mediterraneo, rimangono ancora le migliori imbarcazioni che io abbia avuto il piacere e l’onore di condurre”.

R. Greco

P. S.: Un ringraziamento particolare va a tutte le persone citate che, con il loro gentile contributo sia fotografico che di notizie, hanno permesso di riassumere la storia della Canav di Anzio:

  • Renato “Sonny” Levi: ingegnere progettista
  • Antonio Soccol: giornalista e già direttore di diverse testate del settore nautico
  • Martin Levi: figlio dell’ ing Reanato Levi
  • Alex Balestrieri: figlio dell’avv. Vincenzo Balestrieri – pilota offshore


The "Speranzella", offshore winning boats of the 60s: